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Vigili Volontari
Il Corpo Nazionale dei Vigili del fuoco nasce nel 1941, composto dai Vigili del Fuoco Permanenti e dai Vigili del Fuoco Volontari. Oggi, come allora, i Vigili del Fuoco Volontari sono Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco del Ministero dell'Interno.I vigili del fuoco volontari, nel momento in cui hanno il decreto di nomina, hanno gli stessi obblighi dei vigili permanenti ed hanno, durante l'espletamento delle funzioni, la qualifica di Agente o Ufficiale di Polizia Giudiziaria, a seconda del grado che possiedono. Le squadre di volontari dipendono dal Comando Provinciale e possono operare tutti i giorni dell'anno.Per meglio comprendere lo spirito e la passione che animano i vigili del fuoco volontari italiani nella loro quotidiana attività è utile ripercorrere brevemente la storia di un volontariato che negli ultimi due secoli ha costituito le basi per la formazione e lo sviluppo dell’attuale sistema di protezione civile, Corpo nazionale dei vigili del fuoco incluso. All’origine gli unici mezzi a loro disposizione erano tridenti, badili, zappe e tanta buona volontà; non potevano trasportare acqua nei luoghi in preda alle fiamme ma dovevano sperare di trovarla in loco. Non disponevano di motori o automezzi ma potevano soltanto contare sulla forza delle loro braccia e solo in seguito su quella dei loro cavalli. Non avevano elmetti o dispositivi di protezione individuale e nemmeno indumenti ignifughi ma una semplice divisa con berretto. Erano portati ad atti eroici anche perché nei casi estremi non avevano altra scelta che contare sulle proprie forze con alti tassi di infortuni, di invalidità e mortalità come diretta conseguenza. Questi erano i civici pompieri, antenati degli attuali vigili del fuoco. Essi operavano prevalentemente nelle aree rurali agli ordini di società di mutuo soccorso o delle amministrazioni dei propri comuni di residenza ed erano quasi esclusivamente volontari con diritto ad un modesto rimborso spese di frequente utilizzato per acquistare nuove divise o attrezzature lasciando a carico del proprio comune l’affitto per la rimessa degli attrezzi e le spese di mantenimento dei cavalli. Pur oberati dagli impegni delle loro quotidiane faticose professioni e con famiglie numerose da mantenere, essi trovavano il tempo e la voglia di abbandonare improvvisamente il tutto per rispondere all’allarme suonato dalle campane della chiesa del paese; qui iniziava l’affannosa corsa, a piedi, verso la rimessa per prelevare le attrezzature e dirigersi verso il luogo dell’incendio o dell’incidente. A distanza di oltre 200 anni molti distaccamenti non hanno mai smesso di funzionare con un volontariato tramandatosi di generazione in generazione, spesso da padre in figlio; da allora, pur essendo migliorate le attrezzature e con automezzi moderni adatti ad affrontare più agevolmente le attuali avversità quotidiane, immutata è rimasta la passione per una rischiosa ma allo stesso tempo irrinunciabile attività al servizio della propria gente. Possiamo certamente affermare che lo spirito di sacrificio e la volontà che arma i vigili del fuoco volontari sono la principale forza motrice che tiene in servizio gli attuali circa 250 distaccamenti volontari del Corpo nazionale ubicati su buona par te del territorio italiano. Ma com’erano organizzati i “civici pompieri”? ogni amministrazione aveva quasi l’obbligo di costituire e mantenere un proprio Corpo composto da cittadini residenti nel territorio comunale con caratteristiche fisiche ed attitudinali certamente meno restrittive delle attuali anche se abbastanza selettive rispetto ai requisiti richiesti dagli altri, pochi per la verità, organismi di soccorso operanti allora. Ogni Corpo aveva un proprio regolamento, una propria divisa ed ogni sindaco doveva rispondere dell’operato delle proprie “guardie a fuoco” al prefetto della città capoluogo che occasionalmente disponeva di organizzare esercitazioni e dimostrazioni, oltre a interventi di soccorso, con i Corpi degli altri comuni della provincia.Anno 1941: i volontari nel Corpo nazionaleDopo la costituzione del Corpo nazionale dei vigili del fuoco avvenuta nel 1941, alcune sedi volontarie furono trasformate in permanenti, mentre altre furono chiuse per tagli di bilancio; altre ancora videro ridursi il personale per via di nuove e più restrittive regole imposte con il passaggio al ministero dell’Interno. Ad esclusione delle regioni autonome del Trentino Alto Adige e della Valle d’Aosta, gli oltre 22.000 vigili del fuoco volontari, in forza alle centinaia di sedi comunali prima della costituzione del Corpo nazionale, furono numericamente decimati assestandosi alla fine degli anni ’70 a circa 3.000 unità distribuite in 160 distaccamenti e tutti ubicati nel nord Italia. Miopi politiche perpetrate dai governi succeduti nel trentennio seguito all’ultima guerra mondiale causarono lo smembramento della componente volontaria all’interno del Corpo nazionale. Paesi che per decenni avevano potuto contare sui propri vigili del fuoco volontari ne furono gradualmente privati con il risultato di dover attendere il soccorso dalle squadre permanenti (coloro che lo fanno di professione) provenienti dalle medie e grandi città talvolta distanti anche decine di chilometri. Mentre nel resto d’Europa il volontariato assisteva ad uno sviluppo senza precedenti, offrendo così un soccorso capillare, professionale, veloce e a basso costo, in Italia non solo vennero ridotti i volontari ma addirittura molto fu fatto per ostacolare l’arruolamento di nuove leve. Fino all’aprile del 2004 l’arruolamento alla componente volontaria del Corpo nazionale era permessa dalle vigenti leggi solo a cittadini che svolgessero le abituali mansioni di pilota di elicottero, operatore subacqueo, padrone di barca, motorista navale oppure autista, meccanico, carpentiere, elettricista, muratore, idraulico, elettrauto, radioriparatore e carrozziere. E tutti gli altri, dagli studenti agli insegnanti, dagli imprenditori ai disoccupati, dai commercianti agli operatori sanitari, dagli operai agli impiegati? La stragrande maggioranza dei cittadini fu così estromessa dall’arruolamento per ben 63 anni, sebbene la popolazione, le amministrazioni comunali ed esponenti politici ai vari livelli ne reclamassero il loro reinserimento.I vigili del fuoco volontari oggiGrazie anche alla maggior sensibilità dell’attuale Governo e dell’amministrazione del Corpo rispetto ai loro predecessori nel corso della storia della Repubblica, si è assistito negli ultimi anni ad un’importante inversione di tendenza, complice anche la fattiva collaborazione dell’associazione nazionale dei vigili del fuoco volontari, con la costituzione di distaccamenti volontari in un numero maggiore rispetto a quelli istituiti nell’ultimo ventennio; il vecchio D.P.R. 362/2000 nato già obsoleto solo qualche anno fa è stato sostituito con il nuovo regolamento contenuto nel D.P.R. 6 febbraio 2004, n. 76. Questo recente piccolo “progresso” non deve crearci facili illusioni perché ancora molto rimane da fare per recuperare il tempo e le risorse andate perse in questi ultimi sessant’anni, e per eliminare alcune “usanze” contrarie al buon senso, anche se i volontari, abituati ad aspettare ed a fare “salti mortali” per continuare a servire la propria gente, sono coscienti che essi stessi, come sempre, dovranno continuare a dare l’esempio al fine di assicurare un costante miglioramento del servizio di soccorso tecnico urgente.Volontari e permanenti in competizione?Più che di competizione fra vigili del fuoco volontari e vigili professionisti si può parlare di due componenti che sono sempre impegnate a superarsi positivamente per assicurare un miglior servizio alla collettività, pur nel rispetto dei compiti e delle competenze previste nei regolamenti ministeriali e nelle disposizioni emanate dai comandi provinciali dai quali tutto il personale dipende. La sensazione che un incremento numerico dei vigili del fuoco volontari significhi togliere lavoro ai vigili che lo svolgono di professione trae in inganno i non “addetti ai lavori”; in un’Italia di industrie a rischio, dai grossi centri abitati, del cospicuo patrimonio boschivo, della miriade di paesi sperduti in montagna, delle aree a rischio sismico, delle zone vulcaniche oltre che nei circa 2.800 comuni italiani interessati dal rischio idrogeologico ed idrico, di lavoro ce n’è per tutti e che una maggior quantità di vigili del fuoco volontari rappresenterebbe un’ottima ragione servire meglio e più capillarmente anche i circa 11 milioni di cittadini che a tutt’ oggi ancora attendono l’intervento di soccorso per almeno 40 minuti. Nel Corpo nazionale dei vigili del fuoco, l’unico ente dello Stato composto anche da personale volontario, si mescolano mentalità ed esperienze la cui coesistenza viene talvolta messa a dura prova anche se alla fine prevale il comune senso di responsabilità che induce a lavorare unitariamente per portare beneficio al cittadino e contribuente. Come in una società multi etnica, la coesistenza ed il fondersi di mentalità se ben gestite non potrebbe che portare giovamenti, for ti del convincimento che la propria crescita e lo stimolo a migliorarsi passa anche assimilando esperienze, insegnamenti e abitudini diverse da quelle quotidianamente vissute. Non ultima l’evidente convenienza economica nell’impiegare il volontariato nelle cittadine più piccole o nei luoghi lontani dai grossi centri abitati; come già attuato all’estero, la presenza di sedi volontarie coordinate dai comandi provinciali potrebbe essere la soluzione ottimale per migliorare la futura protezione civile italiana.I vigili volontari negli interventiNell’ambito del servizio di soccorso il personale volontario ha gli stessi doveri e responsabilità del personale permanente e gode della qualifica di agente o ufficiale di polizia giudiziaria a seconda del grado posseduto. Egli è inoltre soggetto a sanzioni o censure per condotte non conformi alle leggi o ai regolamenti con il rischio di dover rispondere all’autorità giudiziaria in sede civile o penale per eventuali negligenze nell’espletamento del proprio dovere. Presenti da sempre nel nord, e recentemente in misura crescente nel centro-sud, i vigili del fuoco volontari quasi non si distinguono dal personale permanente perché la loro divisa, gli automezzi e le attrezzature sono le stesse. Le squadre volontarie sono allertate, telefonicamente o per mezzo di cerca-persone, dai comandi provinciali i quali sono costantemente informati sulla loro attività nelle varie fasi dell’intervento; gli stessi comandi ai quali tutti i distaccamenti volontari devono rispondere per la loro organizzazione, l’addestramento e per i servizi concernenti la condotta di un distaccamento. Nelle decine di migliaia di interventi che i volontari effettuano ogni anno, non è difficile trovarli a lavorare congiuntamente ai professionisti anche se in molte aree è più facile vedere impegnate solo squadre di vigili del fuoco volontari che operano in qualsiasi tipo di intervento ed in ogni giorno dell’anno. Dar la garanzia di poter agire autonomamente significa dimostrare di possedere esperienza, conoscenza e capacità sviluppate anche grazie ad una cultura tramandatasi di generazione in generazione. L’esperienza maturata in Albania nel 1999, in soccorso alla popolazione del Kossovo martoriata dalla guerra con i serbi, ha dimostrato che i vigili del fuoco volontari sono in grado di operare proficuamente in condizioni difficili anche a migliaia di chilometri dalle loro abitazioni.Gli automezzi e le attrezzatureGli automezzi e le attrezzature sono una nota dolente per tutto il personale del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, soprattutto per i distaccamenti volontari; gli esigui finanziamenti a disposizione costringono molti vigili volontari ad uscire in intervento con automezzi vecchi anche di 25-30 anni. La necessità di offrire una prestazione con automezzi di qualità ed efficienza superiore costringe gli stessi vigili volontari ad investire i rimborsi spese, ottenuti dallo Stato per gli interventi effettuati, in acquisti che generalmente si concretizzano dopo qualche anno e non senza l’aiuto di qualche importante benefattore o per mezzo di collette da par te della locale popolazione. In passato all’interno dello stesso Corpo nazionale c’era chi lavorava per far togliere ai volontari il succitato rimborso ricevuto con la scusa che esso costituisce la prova per un “secondo lavoro”(anche se legalizzato!); le dispute legali sono terminate con una sentenza del consiglio di Stato che ha avallato la legittimità dello Stato di elargire i rimborsi (che, vista la loro esiguità, non possono essere considerati stipendi) a seguito degli interventi effettuati in quanto trattasi di un volontariato specializzato e soggetto a maggiori rischi e responsabilità rispetto a quello effettuato nelle altre organizzazione di protezione civile. Ma cosa “faranno da grandi” i vigili del fuoco volontari? Questi uomini e donne (da qualche anno l’arruolamento è aperto anche alle cittadine italiane) se non si sono estinti dopo decenni di avverse condizioni è proprio grazie alla loro tempra e tenacia che ci permette, come cittadini, di guardare con fiducia al loro e nostro futuro; questo significa che essi, per il fatto che perseguono un comune benessere, non devono essere lasciati soli, come spesso è accaduto in passato, ma aiutati più e meglio di prima. Pensate sia pretendere troppo?L'associazione Nazionale Vigili del Fuoco VolontariEretta in ente morale con D.P.R. 18 dicembre 1972, n.1160, l’associazione nazionale dei vigili del fuoco volontari è da oltre trent’anni al servizio del volontariato dei vigili del fuoco per promuovere il potenziamento delle risorse dei distaccamenti volontari del Corpo nazionale dei vigili del fuoco, come parzialmente cita l’ar t.2 dello Statuto. Facente parte della commissione per la categoria dei vigili del fuoco volontari istituita presso il ministero dell’Interno con decreto 12 maggio 1984, n.7398, nominata membro del “comitato di volontariato di protezione civile costituito presso la presidenza del consiglio dei ministri, Dipartimento della protezione civile” con ordinanza n°16776/FPC del 30/03/1989 e menzionata nella legge 10 agosto 2000, n.246 come fruitrice di agevolazioni fiscali da devolvere ai distaccamenti volontari, l’associazione nazionale dei vigili del fuoco volontari da qualche decennio collabora, in rappresentanza della componente volontaria, con il Dipartimento dei vigili del fuoco per tutte le problematiche e le esigenze inerenti il volontariato e l’integrazione di questo nell’ambito dei compiti istituzionali assegnati al Corpo. Sotto la guida di Gino Gronchi l’associazione ha collaborato negli ultimi quindici anni per l’apertura di circa 90 distaccamenti volontari e per la stesura di alcuni provvedimenti legislativi come l’ultimo regolamento dei vigili del fuoco volontari in vigore dallo scorso 9 aprile 2004; collaborazione ufficialmente riconosciuta anche dalla Presidenza del consiglio dei ministri. Non solo presso i ministeri, ma anche negli ambiti regionali, provinciali e comunali, l’associazione si fa por tavoce dei circa 5.000 vigili, associati in maggioranza, tanto per l’attività di soccorso quanto nelle manifestazioni, commemorazioni, iniziative e riunioni volte a ricordare la loro silenziosa presenza e ad esaltarne la fondamentale importanza per il potenziamento del Corpo nazionale dei vigili del fuoco.Testo di Fabio Marangoni - Segretario Generale dell'Associazione Nazionale Vigili del Fuoco Volontari. Estratto da wikipedia.org
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