
Nei fatti di vita e morte, tra momenti di gioia e orgoglio, ci sono anche sconfitte e dolori.
Nel mio giaccone batte il mio cuore, spesso provato da emozioni intense e sforzi, ma sempre pronto a rispondere alla chiamata.
Questa divisa è stata il mio rifugio, il simbolo di ciò che significa essere uomo e il mio orgoglio più profondo.
Se dovessi raccontare l'amore per questa passione, parlerei dei miei anni da pompiere, un viaggio che tutti noi viviamo ogni giorno, senza un attimo di tregua.
Le emozioni di un pompiere non appartengono a un eroe, ma a un UOMO.
Audizione I Commissione Affari Costituzionali alla Camera dei Deputati - l’intervento del Presidente Nazionale Ing. Sergio Aureli
Saluto per raggiungimento limiti di età al caro amico e collega CSV Marco Piras Sechi
"Il Silenzio della Caserma"
Il silenzio della caserma oggi non assomigliava a quello delle domeniche di pioggia, quando le risate attorno a un mazzo di carte ingannavano l'attesa della sirena. Era un silenzio più profondo, intriso di sguardi rivolti all'indietro. Come quel velo sottile che il tempo deposita sui ricordi più cari, custoditi in un angolo della mente.
Tutto era iniziato molti anni fa. C'erano pochi mezzi, ma un entusiasmo contagioso e un unico, grande ideale: stringersi attorno alla propria comunità. In pochissimo tempo quel distaccamento era diventato la culla di un volontariato autentico, fatto di gesti spontanei. Non si cercavano i riflettori, ma la stretta di mano di un vicino strappato al fango di un alluvione, o il calore profondo di aver salvato una casa dalle fiamme e con essa i sacrifici di una vita.
Per oltre vent'anni, indossare quella divisa è stato un passaggio di consegne silenzioso e sacro, un legame invisibile ma indissolubile tra la gente del paese.
Poi, inevitabilmente, le stagioni sono cambiate. Negli ultimi anni l'atmosfera si è fatta più rarefatta, sospesa in un tempo che corre troppo velocemente.
La spontaneità così viva dei primi tempi ha ceduto il passo alla modernità, a logiche più formali, a una struttura in cui l'efficienza a volte rischia di mettere in ombra l'umanità del singolo. Oggi lo sguardo sembra posarsi più spesso sui ruoli e sui riconoscimenti, e quella solidarietà che un tempo scorreva libera e immediata ora deve misurarsi con i tempi che cambiano e con una burocrazia che rende tutto un po' più distante.
I fondatori e i pompieri storici, quelli con gli occhi stanchi di chi ha condiviso troppe notti in bianco e troppe fatiche, guardano con una sottile malinconia. Ci si sente, a volte, come chi torna in un luogo amato e lo trova mutato, un po' straniero a casa propria.
È da questo contrasto che nasce un nodo al cuore. Vedere la poesia e l'anima delle origini farsi da parte di fronte al presente evoca una dolce e dolorosa nostalgia. In una vita spesa tra interventi e sirene, tra l'orgoglio del soccorso e il peso delle inevitabili sconfitte, questa metamorfosi è forse il passaggio più difficile da guardare con distacco. Eppure, nessun cambiamento del presente potrà mai scalfire o sbiadire la bellezza di quello che siamo stati, la purezza di quella storia scritta insieme.
Sotto questo giaccone batte ancora lo stesso cuore. Forse un po' affaticato dal peso degli anni e dei ricordi, ma sempre pronto, al primo squillo, a ritrovare lo slancio di un tempo.
M.
A chi ha teso la mano nel buio senza chiedere nulla in cambio.
A chi ha consumato gli anni e la salute solo per il bene della propria gente, lontano dai riflettori, dalle medaglie.
La vostra silenziosa dignità è la nostra storia più grande.
A chi ha consumato gli anni e la salute solo per il bene della propria gente, lontano dai riflettori, dalle medaglie.
La vostra silenziosa dignità è la nostra storia più grande.
Grazie per essere stati, e per essere ancora, semplicemente UOMINI.